Nebbia

Stranamente fuori c’è la nebbia. Beh, quest’anno a dire il vero ne ho vista meno del solito.

Ma la nebbia è dentro me (qualche anno fa con il gruppo avevamo scritto una canzone che il ritornello recitava più o meno così, ma questa è un’altra storia): in questo lunedì che gocciola fumo ho appena finito di riparare il cavo delle cuffie che una delle gatte ha ben pensato di masticare; ho appena formattato l’hard disk del mec dopo che l’aggiornamento a High Sierra ha creato alcuni errori e faceva riavviare in loop l’OS; un frustrato collega per pura paranoia e permalose pretese ha ben pensato di inviarmi una mail accusandomi di una serie ingiustificata di cazzate.

In più ho rinunciato ad andare in Tunisia in Aprile, in parte per pigrizia, in parte per non aver fatto il passaporto.

Ed è solo lunedì.

Un nuovo inizio

Non mi rado da più di 2 settimane, non è da me. E fuori, il peso della nebbia piega i rami nudi degli alberi dei giardini del grigio gallognolo quartiere dove vivo ora. L’umidità veneta lascia lo spazio solo ad uno dei vicino di casa che sento parlare al telefono, non riesco a capire dove sia.

Ed è proprio così che riapro il blog qui (l’altro rimane sempre attivo, don’t worry), forse perché sono in uno stato confusionale provocato da un paio di bastoncini di incenso Namastè e da un blando sonnifero naturale che ho bevuto qualche quarto d’ora fa. Sono pericolosi questi cocktail, dovrebbero dirlo al TG.

Cos’è cambiato in due anni? Che ho più capelli bianchi, più barba e meno sonno. Per il resto tutto uguale a prima, sempre in direzione contraria.