AuthorInfiammabile

Matrimonio

Ogni tanto alcuni parenti si ricordano di me. Poco, ma si ricordano.
Altri invece si ricordano di me solamente quando devono sposarsi, ma questo fatto non mi disturba. Il problema nasce quando coincidono le mie ferie con i loro matrimoni annunciati solo poche settimane prima.

Andate a cagare, vi meritate solo regali inutili tipo un sacco cornici di argento e candelabri orribili. Non vi meritate nemmeno il vostro odioso viaggio di nozze visto che poi vedrò tutte le foto su Facebook.

La foto del mio funerale

Motore, ciack, azione!

Oggi ero in un supermercato con un videomaker per girare uno spot TV. Una simpatica signora, bassa un metro e trenta con un’età approssimativa di 161 anni, si avvicina a noi con il suo sorriso a 3 denti e ci chiede se quella che ha il cameraman è una macchina fotografica.

“Ma fa le foto subito?”

“No signora”, le spiego sorridendo, “è una telecamera, stiamo facendo una pubblicità del supermercato”

“Mi fate una foto”

“No signora, non si preoccupi, non riprendiamo nessuna persona”

“Ma le stampate subito?”

“Stiamo facendo un video, signora”

“Ma a me serve una foto per il mio funerale”

Buona la prima.

Cagne e padroni di cani

(semicit.)

Facebook ha dato il potere di esprimersi a troppe persone. Le stesse che stanno rubando il mio ossigeno e inquinano inutilmente il pianeta vomitando commenti e criticando qualsiasi cosa, anche fuori tema. Soprattutto a favore dei loro maledettissimi cani.

Adoro gli animali, sia chiaro: ho due gatte e una fidanzata. Ma li amo ancor di più quando sono macellati e serviti al sangue nel mio piatto (no, non la morosa). Succede però che una donna frustrata che non ha nemmeno il coraggio di identificarsi con una foto profilo decente, nascondendosi dietro ad un’iconica ladra (e fidanzata di un ladro) di un celeberrimo cartone animato jap, si mette a criticare e puntualizzare attraverso la fanpage di una nota catena della gdo su una norma che invita i cani anche quelli di piccola taglia e/o tenuti in braccio o nel trasportino a rimanere fuori dai supermercati o luoghi dove si prepara il cibo.

Non entro nel merito della conversazione da tastiera, -mi piacerebbe ma non lo faccio- solamente a dire alla cara signora che se il supermercato in questione non accetta i cani può tranquillamente cambiare il suo punto vendita di fiducia senza rompere i coglioni al mondo, e che deve considerare che ci sono alcune persone a cui i peli dei cani che inevitabilmente si potrebbero posare su prodotti freschi, possono dar fastidio.

Ecco, cara la mia signora, hai rotto i coglioni.

Nebbia

Stranamente fuori c’è la nebbia. Beh, quest’anno a dire il vero ne ho vista meno del solito.

Ma la nebbia è dentro me (qualche anno fa con il gruppo avevamo scritto una canzone che il ritornello recitava più o meno così, ma questa è un’altra storia): in questo lunedì che gocciola fumo ho appena finito di riparare il cavo delle cuffie che una delle gatte ha ben pensato di masticare; ho appena formattato l’hard disk del mec dopo che l’aggiornamento a High Sierra ha creato alcuni errori e faceva riavviare in loop l’OS; un frustrato collega per pura paranoia e permalose pretese ha ben pensato di inviarmi una mail accusandomi di una serie ingiustificata di cazzate.

In più ho rinunciato ad andare in Tunisia in Aprile, in parte per pigrizia, in parte per non aver fatto il passaporto.

Ed è solo lunedì.

Un nuovo inizio

Non mi rado da più di 2 settimane, non è da me. E fuori, il peso della nebbia piega i rami nudi degli alberi dei giardini del grigio gallognolo quartiere dove vivo ora. L’umidità veneta lascia lo spazio solo ad uno dei vicino di casa che sento parlare al telefono, non riesco a capire dove sia.

Ed è proprio così che riapro il blog qui (l’altro rimane sempre attivo, don’t worry), forse perché sono in uno stato confusionale provocato da un paio di bastoncini di incenso Namastè e da un blando sonnifero naturale che ho bevuto qualche quarto d’ora fa. Sono pericolosi questi cocktail, dovrebbero dirlo al TG.

Cos’è cambiato in due anni? Che ho più capelli bianchi, più barba e meno sonno. Per il resto tutto uguale a prima, sempre in direzione contraria.